Insomma, eccola lì. Tutta la mia vita impacchettata in otto grandi scatole di cartone, nel garage di casa mia.
Due con vestiti e lenzuola, altre due piene di libri, riviste, film e musica. Le altre con ciò che occupava le due scrivanie, quella normale e quella dei computer, carte e penne, corrispondenza e documenti, classificatori e temperamatite.

C’è dell’altro. Una scatola piena di cavi, mouse, tastiere e cose del genere. Un’altra mancante del lato superiore contiene solventi, stracci e tele per la pittura a olio; di fianco c’è la valigetta con i colori ed i pennelli, ed appoggiato al muro il cavalletto ripiegato.
Più vicina a me la cassetta degli attrezzi, gialla e nera.
Sopra due delle grandi scatole ci sono appoggiati lo scanner, la stampante ed il monitor a cristalli liquidi del computer. Ed in fondo c’è quel che rimane di dodici anni di teatro, accanto agli attrezzi da palestra.

Non ci sono ancora tutti i libri ed i film ed i dischi che ho lasciato a casa dei miei, insieme ad altro materiale informatico, altre riviste, altri vestiti… ho ancora due grandi scatole vuote, ed immagino che si possano abbondantemente riempire con tutto ciò.
Una constatazione che m’inorgoglisce: in tutto ciò manca quasi del tutto il superfluo.

Ho sostanzialmente terminato il trasloco, almeno nella parte clamorosa da una casa all’altra. Quando arriveranno tutti i mobili potrò sistemare ogni cosa al proprio posto.

Ora c’è soltanto la camera da letto.
Sono venuti a portarla e montarla sabato mattina, nei suoi colori bianco e ciliegio. L’armadio a sei ante, la cassettiera sovrastata dallo specchio, il letto e i due comodini lasciano molto spazio libero.
I due operai il vecchio ed il giovane, hanno fatto tutto il lavoro quasi senza dire una parola, a memoria, come se stessero eseguendo un concerto muto già provato molte volte.

Quando sono andati via, io sono rimasto là. Ho preso qualcosa da mangiare e da bere al vicino supermarket ed ne ho consumata una parte: il primo pasto a casa mia.
Poi mi sono disteso sul materasso, la testa poggiata su un asciugamano appallottolato, ed ho finito di leggere un romanzo.

Il libro era “Soffocare”, di Chuck Palahniuk. Ho sentito parlar bene di questo scrittore per anni, senza risolvermi a conoscerlo. Giovedì 14 agosto ho comprato il suo primo romanzo, “Fight Club”. Sabato 16 sono andato a comprare i successivi tre (ovvero “Survivor”, “Invisible Monsters” ed il già citato “Soffocare”) che ho divorato in una settimana. Devo anche scriverlo che mi piace molto?

Tra lettura, trasloco e un video corso di programmazione web avanzata, ho trascorso la mia settimana di vacanze dal lavoro. Ho i muscoli delle gambe ancora induriti per il lavoro compiuto. La metà di agosto non è il periodo ideale per fare su e giù per tre piani tra le otto alle dodici volte al giorno carichi di roba. Senza un ascensore.
E meno male che ero carico in discesa e non in salita.

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  1. nazanin ha scrcitto quanto segue il 30 agosto 2008 alle 12:19.

    beh, prima volevo venire qua e chiderti qualcosa su googlereader, poi ho scoperto tutto da sola! sto diventando un genio anch’io? ma vaaaaa! cmq, poi sono venuta qua a prendere il feed del tuo sito per aggiungerlo al mio googlereader ed ho letto il posto sul trasloco. auguri.

    Rispondi a nazanin

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